MULINO DI AMPIANO 

STORIA

Borgo Ampiano ospita un antico mulino, di cui si ha notizia fin dal Trecento, azionato grazie alla forza di un canale derivato dal torrente Cosa

Anticamente la struttura era posseduta dai signori di Pinzano, e veniva concessa in locazione. Da un documento è possibile ricavare che nel 1320 Francesco di Pinzano cedette in locazione il mulino "a pre' Simone vicario in Valeriano […] dietro compenso di 4 libbre di buon pepe da pagarsi annualmente a gennaio". 

Dopo essere passato alla famiglia dei Savorgnan, il mulino fu ceduto alla confraternita dei Battuti di Valeriano ed in seguito ad altre famiglie locali. Nel 1830 si ha notizia della registrazione di un mulino da grano con annessa una sega da legnami.

L’edificio viene infatti sopraelevato una prima volta modificando in parte la struttura di copertura. Nell’800 viene aggiunto il corpo su strada che modifica la facciata sud del mulino con la costruzione del solaio che divide lo spazio in due locali: quello superiore destinato al deposito di cereali mentre in quello inferiore trova collocazione l’officina con le sue attrezzature.

Fino agli anni '20 l’edificio e l’area circostante erano completamente diverse dall’attuale.

La roggia si divideva in diversi canali le cui cascate facevano girare quattro ruote a pale: una per il funzionamento della segheria che si trovava sul lato ovest del mulino, altre due alimentavano due gruppi indipendenti di mole a pietra e la quarta dava invece il moto alla parte più antica del mulino, funzionante grazie al principio del mortaio.

Alla fine degli anni '30 con l’introduzione dei mulini a rulli di tipo ungherese, l’edificio viene nuovamente ampliato con l’aggiunta della torretta, che caratterizza il suo aspetto esterno. Nello stesso tempo le quattro ruote a pale vennero sostituite con una turbina del tipo ‘Francis’ (tuttora esistente). L’energia prodotta forniva corrente elettrica anche alle abitazioni che allora costituivano il borgo. L’edificio viene poi acquistato da Giovanni Polli il quale vi installerà anche una trebbia esterna sul lato est del manufatto.

La famiglia Polli prosegue l’attività fino al 1969, quando questa cessa con la morte dell’ultimo mugnaio Odovilio Polli.

Ciò che doveva essere macinato era portato a mano su piccoli carretti per lo più dalle donne, le quali nell’attesa approfittavano per fare il bucato alla roggia o si dedicavano al cucito.

Andare al mulino diventava così anche un’occasione di incontro e di scambio di idee.

Il terremoto del 1976 ha poi danneggiato pesantemente le strutture dell’edificio e parte del suo contenuto. Dal 1991 il manufatto è diventato patrimonio del Comune di Pinzano al Tagliamento con la finalità di preservare la testimonianza storica e culturale della civiltà contadina che ha caratterizzato a lungo il nostro territorio.

L’edificio ospita le vecchie attrezzature, visitabili grazie al restauro della struttura originaria.

L'intervento di restauro del manufatto, realizzato con fondi regionali (L.R. 30/1977), si è concluso nella primavera del 2004.

Il mulino fa ora parte del circuito museale delle Dolomiti friulane "Ecomuseo Lis Aganis" ed è sede di mostre temporanee, attività culturali, simposi, concerti, teatri e laboratori didattici. All'esterno della struttura si trova una vecchia trebbiatrice, custodita sotto una tettoia, testimonianza anch'essa del passato agricolo di queste zone.

COSA SI MACINAVA

In origine si lavorava esclusivamente l’orzo, la sala della pila da orzo è infatti la parte più vecchia del mulino. Successivamente si cominciarono a macinare anche granoturco e frumento, per l’alimentazione umana, ma anche castagne e carrube, la cui farina serviva come alimento per animali. Veniva macinato inoltre anche il granoturco intero (con i tutoli), previa una prima fase di rottura con un frantoio a coltelli che si trovava sopra la ‘pila’. Anche questo prodotto era destinato esclusivamente all’alimentazione animale.

Non si hanno dati certi sui quantitativi lavorati, ma è certo che il manufatto raccoglieva significative quantità di granaglie delle zone limitrofe.

 

ARTE

Sulla parete nord della sala a doppia altezza si trovava il prezioso affresco di ‘Madonna con Bambino’ attribuito a Giovanni Antonio de Sacchis anche detto ‘Il Pordenone’ databile tra il 1524 e il 1527 quando l’artista soggiornò e lavorò in questa parte del Friuli.

La pittura rappresenta la Madonna con Gesù Bambino benedicente sulle ginocchia, quattro angeli a sorreggerle il mantello e i devoti con cappuccio bianco, componenti della confraternita dei Battuti, allora proprietaria del mulino.

Nel 1957 l'affresco venne staccato dalla parete e in seguito restaurato. Quanto ne resta si trova oggi al museo civico di Conegliano

In onore al vecchio affresco, la parete est della stessa sala dal 2001 è impreziosita dall’ olio su tela del famoso artista contemporaneo Vittorio Basaglia, legato a questo mulino da un interesse storico-culturale e da una motivazione sentimentale: Marta Polli, pittrice, sua compagna di vita, è infatti parente dell’ultimo mugnaio.

 

APERTURA

Al Mulino di Borgo Ampiano non sono previste delle aperture a carattere fisso, ma frequenti sono le mostre ivi allestite, i cui orari cambiano contestualmente alle stesse.

Inoltre è possibile contattare preventivamente la sede comunale allo 0432 950557 per programmare una vista. A tal fine degna di lode è l’attività dei volontari del Comitato Mulin Dal Plan.

Rivolgersi a:

Comune di Pinzano al Tagliamento

Via XX Settembre, 53

33090 Pinzano al Tagliamento (PN)

Tel.: +39 0432 950005 (Comune di Pinzano)

Fax: +39 0432 950129 (Comune di Pinzano)

segreteria@com-pinzano-al-tagliamento.regione.fvg.it

 

Ecomuseo Lis Aganis

Viale Venezia, 18/a

33085 Maniago (PN)

Tel.Fax 0427/764425

info@ecomuseolisaganis.it

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